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Disegno letterario. Il fumetto come strumento educativo.

 

 

L’uomo imparò prima a disegnare e poi a scrivere, utilizzando le immagini stilizzate delle cose e unendole ai suoni. “Il fumetto nasce quando l’uomo delle caverne, prima ancora che venisse inventata la scrittura, tentava di riprodurre con disegni sulle pareti di roccia, le pareti della sua dimora, quindi, le sue avventure di guerra e di caccia”[1].

L’idea di utilizzare le espressioni artistiche come mezzo di comunicazione ha dunque origini antichissime e arriva fino ad oggi. Molto appropriata, dunque, l’affermazione di Wells: “Il fumetto non è una novità!”[2], con riferimento al fatto che l’idea di narrare una storia attraverso le immagini era caratteristica già degli antichi Greci e degli egiziani. Saltando da un’epoca all’altra si può ricordare, con lo studioso Ernst H. Gombrich[3], l’affermazione di papa Gregorio Magno, il quale alla fine del ‘500 aveva capito che: “La pittura può servire all’analfabeta quanto la scrittura a chi sa leggere”. L’arte dunque come tramite per la diffusione, la spiegazione e l’interpretazione della realtà. Senza dilungarci, sarà sufficiente ricordare che persino i grandi committenti e i grandi artisti, non solo del Rinascimento italiano ma di tutte le epoche, si sono serviti delle immagini per trasmettere i loro pensieri e stati d’animo, per arrivare con l’immagine lì dove le parole non avrebbero potuto essere altrettanto efficaci. Basti pensare al Giudizio Universale nella Cappella Sistina di Michelangelo, o all’Inferno di Luca Signorelli nel duomo di Orvieto o a un Sabba di Goya, e avremo subito in mente, efficace più di mille moniti e parole, la dannazione e la paura, l’angoscia dell’uomo di fronte al nulla, al male.

Facendo un piccolo excursus storico sulle origini del fumetto moderno si deve risalire all’Antico Egitto e ai papiri, con raffigurazioni simili a vere e proprie vignette: la serie di figure sui muri, lette una dopo l’altra, narravano una storia ben precisa. Nel I secolo a.C. arriviamo a Roma e alle Tabulae satiriche, specchio e denuncia dei mali di una società corrotta. Tra l’altro la satira diverrà uno dei motivi dominanti del fumetto moderno. Ma l’esempio migliore, per Wells[4], è datato 1066 d.C., quando i Normanni invasero la Gran Bretagna. Il famoso arazzo di Bayeux[5] (fig.1) è un vero e proprio racconto epico, fatto di figure e di parole, che a un primo colpo d’occhio può sembrare una scena sola, ma che in realtà è composto da tante raffigurazioni distinte.  Nel Medioevo, inoltre, era molto diffusa, anche grazie al già citato Gregorio Magno, la cosiddetta Bibbia pauperum, che narrava parabole e gesta di Gesù attraverso illustrazioni commentate da un versetto o da una didascalia, in latino prima e poi in volgare. Tutto il Medioevo e parte del Rinascimento conserveranno questa forma d’arte per narrare con la maggior precisione possibile i fatti del Vecchio e del Nuovo Testamento: da Beato Angelico a Botticelli.[6]

Nel Settecento due pittori, l’inglese Hogarth e il francese Daumier, fecero diventare il racconto per immagini una satira di costume, riprendendo la tradizione romana delle Tabulae. Essi dipingono un mondo corrotto e quasi irreale in maniera brutale e talvolta feroce, anticipando così uno dei filoni di maggior successo del fumetto odierno.

I precursori veri e propri, secondo Guerrera, Fossati e Boschesi, sono stati alla fine dell’Ottocento lo svizzero Rodolphe Töpffer e il tedesco Wilhem Busch, i quali insieme ad un’intera équipe di disegnatori invasero le pagine dei maggiori giornali europei con storie brevi, fatte di immagini e commenti, toccando quei temi che saranno in seguito ripresi e sviluppati nei fumetti degli anni ‘50. Busch, poeta e disegnatore, fu uno dei “Pochi grandi epigrammisti tedeschi, critico spietato del meschino e tutto esteriore mondo borghese, umorista apparentemente infantile, in realtà era un crudele satirico, il cui pessimismo disperava della perfettibilità del genere umano e non aveva più alcuna fede. Il che lo accostava al filosofo Schopenhauer”[7]. Di Töpffer, figlio del caricaturista, pittore e professore universitario ginevrino Wolfgang Adam e osannato per il suo talento persino da Goethe, si occupa Manuela Busino Maschietto, nell’introduzione alla sua opera omnia: “Adesso che i fumetti sono stati consacrati genere letterario e che persino nelle università se ne studiano le tecniche, le tematiche e le filiazioni, era inevitabile che si andassero ricercando gli iniziatori del genere e si discutesse su chi per primo inventò tal modo di espressione […]. È chiaro che il ginevrino Rodolphe Töpffer occupa un posto di primo piano nella storia delle origini del fumetto”[8]:.

 Il fumetto ha quindi alle spalle un’eredità pesante, trattandosi di un prodotto composito che nasce dall’incontro fra letteratura e immagine artistica. Alinari e Fumagalli arrivano a definire il fumetto, infatti, come un “disegno letterario” precisando che “Il disegno ha assunto un valore nuovo rispetto al passato. Una volta serviva essenzialmente come preparazione a opere più elaborate; oggi, invece, ha assunto un valore in sé”[9]. Secondo Vitzhum il disegno odierno oscilla fra “romanticismo” e “classicismo”: ovvero tra chi esprime un impulso immediato e chi invece vuole raggiungere una pura forma ideale, anche se i due momenti non si escludono a vicenda, anzi molte volte si giustappongono. Tornando al fumetto, il connubio tra arte e letteratura per molti autori, tra cui Eco, è totale e si ha unendo il contenuto delle nuvolette – dette Ballons, in realtà perfezionamento dei filatteri utilizzati in alcune pitture medievali – con l’immagine disegnata: il risultato è la Vignetta. Tutto ciò non ha impedito ai creatori di fumetti di dare a quest’arte delle caratteristiche proprie e assolutamente originali.

La nascita del fumetto, così come lo conosciamo e lo leggiamo oggi, è avvenuta negli Stati Uniti d’America nel 1895 sul New York World grazie a una geniale intuizione di J. Pulitzer, che pensò di incrementare il pubblico con un supplemento domenicale illustrato e a colori per l’infanzia contenente le storie di YELLOW KID (fig.3) di Richard Felton Outcauld.

Le tavole di Outcauld, denominate Down Hogan’s Alley nel quotidiano, hanno per protagonisti dei disadattati abitanti di quartieri poveri e malfamati e ruotano attorno al personaggio fisso, Yellow Kid appunto, un grottesco ragazzino, calvo con le orecchie a sventola e vestito con un malandato camicione giallo.

Fu un tale successo che nel giro di pochi anni, nel 1907, dalle tavole domenicali si passò alle strisce in bianco e nero giornaliere.

Una domanda a questo punto è d’obbligo: perché il fumetto ha raggiunto un tale successo nel giro di un secolo? Tempi eccezionalmente brevi, se si pensa alle correnti artistiche e letterarie del passato. Jean Mukarovsky sostiene quella che può sembrare un’arte puramente ottica, come ad esempio la pittura o il disegno è in realtà, come nel caso del fumetto, un insieme di codici di comunicazione: “La comunicazione contenuta nell’opera è di solito inghiottita e nascosta dalla funzione pratica che potrebbe rivestire, come nel caso di un’opera di architettura”[10]. In altre parole, unendo il codice letterario con quello artistico, si ottiene una sorta di decodificazione della comunicazione, una semplificazione che ha sicuramente contribuito alla fortuna del fumetto nel mondo. Concordano appieno con questa teoria anche Fumagalli e Alinari: il fumetto “Consente un’economia della ricezione del messaggio. Il messaggio del fumetto, infatti, interessa la vista, che si avvale del disegno, e la lettura, che percorre le nuvolette, oppure l’ascolto nel caso che le parole dei personaggi raffigurati siano diffuse in forma sonora, acustica, dai mass-media”[11].

“Le tecniche di riproduzione delle immagini impiegate oggi dall’industria culturale hanno permesso la diffusione su larga scala delle letterature dell’immagine, specialmente in due forme che hanno incontrato un largo successo popolare: i Comics, basati su sequenze di disegni, e i fotoromanzi, basati su sequenze di fotogrammi.[…] I Comics nella loro forma moderna – vedi i precedenti nei racconti iconografici su papiri o ceramiche greche – presentano tre caratteristiche:

  1. Narrazione ottenuta mediante una successione di Vignette.
  2. Permanenza di uno stesso protagonista in una Serie a pubblicazione periodica.
  3. Presenza di Nuvolette che racchiudono il testo, ovvero il dialogo tra i personaggi.”[12]

I fumetti quindi – per Gubern, Fumagalli e Alinari – si basano sull’integrazione di due tipi di linguaggio differenti: quello iconico e quello verbale, che riproducono sulla carta due informazioni abituali e fondamentali della comunicazione quotidiana tra esseri umani: quella offerta dalla percezione visiva e quella derivante dai messaggi orali. Il linguaggio iconico, inoltre, è caratterizzato dalla massima sinteticità e percettività. I due linguaggi sono perfettamente fusi all’interno della vignetta. Quest’ultima trae ispirazione e struttura dai mezzi cinematografici per inquadrare i personaggi e gli schemi visivi: troviamo “inquadrature” tipiche come il primissimo piano, il piano americano, il campo lungo e così via. Tullio De Mauro attribuisce alla funzione comunicativa del linguaggio del fumetto una notevole efficacia: “Ha un'escursione semantica notevole, dal baby talk e dalla interattività a formulazioni elaborate come mostrano più esperienze (la serie americana "for Beginners" di Writers and Readers Inc., in cui ci sono testi introduttivi per es. a Saussure o a Freud, assai ben fatti, o i Manga giapponesi in cui c'è di tutto dalla storia patria alla filosofia ecc.). I due linguaggi - iconico e verbale - coesistono nel fumetto, benché questo dipenda molto anche dagli stili, assai variabili. La forza di Schulz ad esempio è una accorta, callida iunctura diceva Orazio, di poche parole essenziali e straordinarie immagini autosemantiche. Così le vignette di Altan. Altrove il fraseggio è più elaborato. In generale la coesistenza pare potenzialmente felice”[13]. Per Umberto Eco non è un caso che i fumetti abbiano avuto un enorme successo: “Il fumetto è commissionato dall’alto, funziona secondo tutte le meccaniche della persuasione occulta, suppone nel fruitore un atteggiamento di evasione che stimola immediatamente le velleità paternalistiche dei committenti. E gli autori per lo più si adeguano: così il fumetto, per la maggior parte dei casi, riflette l’implicita pedagogia di un sistema e funziona come rafforzamento occulto dei miti e dei valori vigenti”[14]. Anche Guerrera è d’accordo su questo punto, e sottolinea come soprattutto negli Stati Uniti quella che inizialmente era solo un’appendice divertente e di veloce e non impegnativa lettura, divenne poi un potente mezzo di persuasione, superiore a quello del Romanzo d’Appendice, del quale aveva preso il posto come oggetto di piacevole ricezione da parte del lettore.

Del resto, dalle caratteristiche etiche e psicologiche degli eroi protagonisti dei Comics è derivata la loro utilizzazione politica: in alcuni casi pienamente cosciente, in altri inconscia. L’elevata delle grandi agenzie di distribuzione americane che acquistavano i diritti d’autore per rifornire di fumetti le testate dei giornali. Questo sistema esigeva da un lato una conformistica adesione all’etica dell’american way of life, ma dall’altro favoriva i rapporti con l’industria cinematografica dei nascenti cartoni animati.  Tra gli esempi più famosi ricordiamo in America DENNIS THE MENACE, immagine e propaganda della tipica famiglia americana middle class; LITTLE ORPHAN MAGGIE, un chiaro supporto al maccartismo nazionalistico; JIGGS AND MAGGIE (fig.4), in Italia Arcibaldo e Petronilla, come specchio del matriarcato americano e infine la figura di PAPERON DE’ PAPERONI (fig.5), come simbolo dei vizi di un capitalismo fondato sul culto del denaro e sullo sfruttamento dei propri simili. In Giappone vennero utilizzati i fumetti di questo genere durante la seconda guerra mondiale, per esporre le ambizioni espansionistiche con LE AVVENTURE DI DANKISHI, di Keizo Shimada. Per finire, nell’Italia fascista, visto il successo strepitoso ottenuto dai supereroi americani dal 1934 al 1938, il Minculpop proibì le pubblicazioni straniere (tranne Topolino, pare per intercessione degli stessi figli del duce!) a favore di quelle italiane. Tra gli eroi autarchici più popolari troviamo il mozzo TORE e il legionario ROMANO disegnato da Caesar per Il Vittorioso (fig.2).

“Il fumetto – continua Eco - lungi dall’essere solo specchio del sistema, ci offre, attraverso personalità geniali […] due escamotages”[15]:

a.     Una satira precisa che coglie i contorni di una società industriale moderna

b.     La capacità di dare vita attraverso l’assurdo a un mondo “puramente allusivo”: è il caso di KRAZY KAT (fig. 7) di George Harriman.

L’esempio più evidente e significativo è per Eco quello dei PEANUTS di Charles M. Schulz, che il semiologo definisce, consapevole di far storcere il naso a qualcuno, un vero e proprio poeta. CHARLIE BROWN (fig.6) è infatti un eroe del nostro tempo, è “un momento della Coscienza Universale”. La poesia che Schulz fa scaturire dal gruppo di bambini che formano gli amici di Charlie Brown “nasce dal fatto che in essi ritroviamo tutti i problemi, tutti i patemi degli adulti che stanno dietro le quinte. […] Questi bambini ci toccano da vicino perché sono dei mostri: sono le mostruose riduzioni infantili di tutte le nevrosi del moderno cittadino della civiltà industriale”[16].

I Peanuts ci coinvolgono anche perché ci si accorge che se sono dei mostri è perché la società, gli adulti, i loro genitori, li hanno resi tali. “Il mondo dei Peanuts è un microcosmo, una piccola commedia umana sia per il lettore candido, che per quello sofisticato”[17]. Schulz, come poeta dell’infanzia, mostra con pochi colpi di matita la sua versione della condizione umana. Da qui la differenza tra un buon fumetto e un cattivo fumetto: nel primo la ripetizione di situazioni dà vita a una serie infinita di combinazioni in armonia con la struttura di base che mai sminuisce l’ispirazione, mentre il cattivo fumetto è quello che annoia e dove la ripetizione è una dimostrazione di povertà inventiva.

Ritenuto fino a poco tempo fa un prodotto per gli adolescenti, il fumetto è diventato ormai un vero e proprio fenomeno di massa, rappresentando per Guerrera la nuova mitologia della civiltà dell’immagine, e raggiungendo proporzioni tali da interessare sociologi, letterati, antropologi e studiosi di ogni disciplina. Il fumetto rivela così una natura polimorfa, adatta a tutti e buona per tutti. I ragazzi lo leggono per divertirsi e per proiettarsi nelle avventure dei loro eroi preferiti, immaginando un futuro carico di aspettative; gli adulti invece, oltre che per il piacere di una buona lettura, comprano i fumetti anche per analizzare da vicino un fenomeno di massa sempre più influente.

I fumetti sono dotati di una ricca casistica di situazioni, come una sorta di mitologia moderna li lega al presente: un presente non di cronaca – moltissimi sono i fumetti che hanno sfondo storico o fantastico – ma un presente artistico valido sempre e per tutte le generazioni.

Per Fossati[18] i fumetti hanno letteralmente conquistato il mondo degli adulti e degli adolescenti sia grazie ad una distribuzione capillare curata nei dettagli dalle grandi agenzie americane, sia grazie alla nascita di numerose scuole nazionali e internazionali in tutto il mondo. “Naturalmente non sono mancate periodiche critiche – aggiunge lo studioso- da parte di insegnanti e genitori, che hanno accusato le storie disegnate di essere diseducative o peggio. Tranne rarissime eccezioni questo atteggiamento negativo è ormai tramontato un po’ in tutto il mondo e i fumetti sono da tempo presi in considerazione anche dalla cultura ufficiale”[19]. A tale proposito è opportuno citare gli eventi che hanno reso possibile l’elevazione del fumetto nelle sfere “alte” del sapere.

Già nel 1967 nelle prestigiose sale del museo del Louvre di Parigi, vi fu per la prima volta in Europa una notevole esposizione di fumetti. All’Archivio Storico dell’Arte Contemporanea della Biennale di Venezia sono conservate numerose tavole originali, di autori non solo italiani, mentre il Metropolitan Museum di New York ha dedicato più volte importanti mostre internazionali a disegnatori e a sceneggiatori di fumetti. Nel 1974, a Greenwich, vicino New York, è stato inaugurato il primo museo al mondo dedicato ai fumetti, mentre altri sono nati ad Angoulème e a Bruxelles, e a Torino è stato aperto un vero e proprio archivio storico.

 

Il fumetto, come tutto il resto può o non può essere veicolo educativo nella nostra società, abituata alla comunicazione di massa, ai messaggi pubblicitari e non, veicolati attraverso canali sempre più multimediali.

Questo ci porta ad osservare un duplice scenario: infatti se da un lato ci si disabitua alla lettura pura e semplice a discapito di una visione di insieme delle informazioni che ci giungono, dall’altro si impone un affinamento delle capacità di “leggere il mondo”; ma per far ciò, affinché si sviluppi questo senso critico, è necessario che l’educazione si rinnovi, dia nuove possibilità di ampliamento di se stessa e del modo di interpretarla e di applicarla.

Le interpretazioni di questa operazione di lettura e di rinnovamento dell’educazione attraverso i canali mediatici sono state molteplici e influenzate di volta in volta da premesse filosofiche, ideologiche o sociali.

In pedagogia si intende per educazione l’insieme delle iniziative individuali e collettive che tendono ad orientare in modo sistematico un individuo o una collettività verso obiettivi prefissati, attraverso  svariati metodi.

A questo punto è necessario evidenziare come il nucleo sia costituito da almeno tre elementi convergenti:

c.      Una modifica del comportamento.

d.     Un processo di integrazione sociale.

e.     Una acquisizione di modelli culturali.

Nella sua applicazione pratica, questo processo presuppone la presenza di un educatore professionale che sappia utilizzare gli strumenti che le scienze psico-pedagogiche mettono a nostra disposizione. Ed è proprio fra questi strumenti educativi che si colloca il fumetto. Il fumetto ha un preciso valore educativo e pedagogico: può essere utilizzato come strumento di promozione attraverso cui veicolare messaggi di valenza sociale, o essere utilizzato come mezzo espressivo per stimolare l’immaginazione, la fantasia dei ragazzi o come supporto allo sviluppo di percorsi formativi.

Per collaborare con i docenti alla crescita educativa e culturale dei giovani studenti, il Ministero delle Finanze ha patrocinato un fumetto animato intitolato IL PIANETA DEGLI EGOISTI, destinato a 8000 scuole medie inferiori di tutta Italia. Il fine del fumetto è quello di spiegare ai ragazzi l’educazione fiscale. La storia è ambientata in un ipotetico pianeta, appunto "Il pianeta degli egoisti", dove non esistono servizi comuni e ognuno pensa solo a sé, con conseguenze negative sulla vita della collettività.

I personaggi del fumetto spiegano agli extraterrestri che sulla Terra c'è, invece, un sistema, quello fiscale, che consente di reperire le risorse necessarie per garantire i servizi a tutta la comunità. Questa non è un’iniziativa unica, molti infatti sono stati i quotidiani e gli organi governativi che hanno fatto uso dei fumetti per opuscoli informativi ed educativi: ricordiamo il libretto del Ministero della Sanità sulla prevenzione dell’Aids, con LUPO ALBERTO (fig. 9) di Silver come testimonial, o quello con Paperon de’ Paperoni che sul Sole 24Ore spiega l’economia ai più piccoli.

Il famoso disegnatore Altan ha utilizzato più volte “il mondo di Pimpa”[20], per scopi educativi e pedagogici. Recentemente ha accettato di far incontrare la PIMPA (fig. 11) con un altro mondo, più difficile e insidioso, quello dei consumi. Per almeno tre anni l'immagine della Pimpa sarà infatti legata alla nuova campagna di educazione ai consumi di Coop. A CASA DELLA PIMPA - questo il nome dell'iniziativa - consisterà in un'animazione comune a tutti i negozi Coop che svolgono attività di educazione nelle scuole. Coinvolgerà i bambini fino ai sette anni - delle scuole materne e del primo ciclo delle elementari - compresi nel primo dei tre programmi in cui è suddiviso il piano di lavoro Coop da qui al Duemila. Nelle scuole, a tutti i livelli (dalla materna alle superiori) inoltre si sono triplicate le iniziative di studio e ricerca attraverso il fumetto o per lo studio del fumetto stesso.

 

Ma il fumetto non è utilizzato solo come mero strumento didattico ed educativo, ma come vera e propria fonte di ispirazione per grandi e piccini: una vera “Educazione” all’immagine. Basti pensare ad alcuni grandi registi, come Federico Fellini, che hanno ammesso di essersi ispirati ai fumetti per la tecnica narrativa di alcuni loro film. Ma anche artisti contemporanei, come Roy Lichtenstein, hanno preso spunto dalle vignette per le loro opere artistiche. Il fumetto ha ispirato persino alcuni letterati, ad esempio Dino Buzzati che ha disegnato uno dei suoi libri, POEMA A FUMETTI, o anche il premio Nobel Dario Fo, che utilizza disegni e vignette anche nelle opere teatrali; e nel 1992 Art Spiegelman ha vinto il premio Pulitzer con il fumetto a sfondo politico-sociale MAUS.

In Italia, come del resto anche in tutta Europa, si sta ora assistendo a un nuovo fenomeno: la conquista del mercato da parte del fumetto giapponese, il cosiddetto Manga. Uno stile tutto particolare, con le tematiche più svariate, benché ancora non apprezzato da molti. In Giappone l’educazione attraverso il fumetto è una naturale conseguenza dello studio della scrittura. In una società, infatti, abituata ad esprimersi attraverso i Kanji – o ideogrammi – la necessità di disegnare educando e di educare disegnando è insita nella natura stessa del popolo asiatico. I manga sono letti da tutti, sono utilizzati per diffondere grandi classici della letteratura (fig.13), orientale e occidentale, che altrimenti non verrebbero letti, sono utilizzati a scopi pubblicitari e così via. Forse un occidentale non ha idea di quanto sia imponente la produzione di manga e il suo utilizzo nel paese del sol levante.

Comunque sia, in questi ultimi anni sono state pubblicate molte edizioni critiche – qualcuna anche relativa ai Manga – dedicate interamente al fumetto: enciclopedie, dizionari, edizioni filologiche e ristampe anastatiche sempre più curate. Infine non è da sottovalutare il fenomeno del collezionismo: sono triplicate le fiere di fumetti e persino la prestigiosa casa d’aste inglese Christie’s ha venduto, a partire dal 1992, numerose tavole originali di autori famosi.

 

Cinzia Giorgio

sceneggiatrice

 



[1] M. Guerrera, STORIA DEL FUMETTO, autori e personaggi dalle origini ai nostri giorni, ed.Newton Compton, Roma 1995.

[2] G. Wells, D. Mostyn, FUMETTI, ed.E. Elle, Trieste

[3] E. H. Gombrich, LA STORIA DELL’ARTE, ed.Leonardo Arte, Milano, 1997

[4] G. Wells, D. Mostyn, FUMETTI, op. cit.

[5] L’Arazzo di Bayeux risale al 1066-1077, è un ricamo in fili di lana su tela di lino che illustra la conquista di Guglielmo di Normandia, detto il conquistatore, raffigurandone i complessi artefatti: la preparazione alla spedizione, la navigazione sulla Manica, lo sbarco, l’invasione e la vittoriosa battaglia di Hastings. L’arazzo si trova a Bayeux presso il Musée de la Tapisserie.

[6] Cfr. come esempi per tutti Lorenzo Lotto, LA CASTITA’ DI SUSANNA, olio su tavola firmato e datato 1517, Firenze, Galleria degli Uffizi; i disegni di Botticelli della DIVINA COMMEDIA, conservati al Gabinetto dei Disegni e Stampe di Berlino; Albrecht Altdorfer, LA BATTAGLIA DI ISSO, 1528, Monaco, Alte Pinakothek.

[7] F. Martini cit in M. Geurrera, STORIA DEL FUMETTO, op. cit

[8] R. Töpffer, STORIA DEL SIGNOR VIEUX BOIS, ed. Garzanti, Milano, 1973

[9] P. Alinari, P. Fumagalli, IL NOVECENTO, percorsi culturali, ed Loffredo, Napoli, 1991

[10] J. Mukarovsky, LA FUNZIONE, LA NORMA E IL VALORE ESTETICO COME FATTI SOCIALI, ed. Einaudi, Torino, 1971

[11] P. Alinari, P.Fumagalli, op. cit.

[12] R. Gubern, IL FUMETTO, ed. De Agostini, Novara, 1976.

[13] Il prof. Tullio De Mauro è stato da me intervistato il 3/4/03 in occasione di una mia ricerca per la Fondazione Bellonci-Roma, intitolata “L’immagine del Rinascimento italiano nel fumetto”, in corso di pubblicazione in AAVV. Narrare la storia. Dal documento al racconto, prefaz. di Umberto Eco, Mondadori, Milano.

[14] U. Eco, APOCLITTICI E INTEGRATI, ed. Bompiani, Milano, 1965

[15] Ibid.

[16] Ibid.

[17] Ibid.

[18] F. Fossati, DIZIONARIO DEI FUMETTI, ed. A. Vallardi-Garzanti, Milano, 1996

[19] Ibid.

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