della Scuola superiore dell'economia e delle finanze
a cura del Ce.R.D.E.F - Centro Ricerche Documentazione Economica e Finanziaria   
Scuola superiore dell'economia e delle finanze   Centro Ricerche e Documentazione economica e finanziaria
cerca nella rivista  
  Ricerca - Vai Servizio di Documentazione Economica e Finanziaria  
 Indici Interviste Bibliografie Schede librarie Definizioni Biblioteche Documenti    storici Biografie Frase Tesi
Stampa l'articolo      Segnala l'articolo Invia un commento alla redazione

 ti trovi in:  Home  > Strumenti di ricerca > Biblioteche > 

BIBLIOTECA DEL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Ministero Istruzione

La Biblioteca del ministero della Pubblica Istruzione, ora Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, venne fondata nel 1863 durante il ministero di Michele Amari (7 dicembre 1862-23 settembre 1864, Ministeri Farini-Minghetti), ed ebbe originariamente la sua prima sede nella Collegiata Universitaria di Torino. Successivamente, disciplinata da uno speciale regolamento del 30 ottobre 1884, fu trasferita in Piazza della Minerva in alcuni locali della Casanatense nei pressi del palazzo del Ministero. La sede del Ministero, a sua volta, nota semplicemente come “la Minerva”, era collocata nell’edificio di un ex convento del XVI secolo, dove la tradizione vuole che fosse avvenuta l’abiura di Galileo Galilei.

In questo periodo era segretario generale del Ministero Ferdinando Martini, ministro della Pubblica Istruzione nel biennio 1892-1893, che ebbe come collaboratore Desiderio Chilovi, dal 1885 nominato prefetto della Nazionale di Firenze. A questi due nomi è, fra l’altro, legato il nuovo regolamento delle biblioteche governative italiane emanato con R.D. 28 ottobre 1885 n.3464.

Purtroppo, come sostiene Alberto Soave[1], autore di un’operetta sulle Biblioteche di Ministeri, “una sorte contraria e un vento di dispersione ha sempre dominato, fino dal primo costituirsi, le raccolte che dovevano, unite, formare una perfetta ed armonica Biblioteca del Ministero, dal quale - ironia delle cose -   hanno vita e ricchezza tutte le biblioteche governative d’Italia”.

Infatti, la raccolta ideata e iniziata dal De Sanctis durante il suo secondo ministero, ed effettuata anche all’estero, di opere di legislazione scolastica, di metodica comparata e di libri di testo, fu smembrata e una sua parte donata nel 1904 da Ruggero Bonghi per la fondazione e istituzione di un Museo pedagogico di istruzione e di educazione, che fu vitale soltanto qualche lustro dopo per iniziativa e indefessa operosità di Luigi Credaro. Soppresso poco tempo dopo questo istituto, senza che per questo i fondi donati tornassero al Ministero, tutta la raccolta passò alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele a condizione che fosse tenuta in deposito a disposizione del Ministero. Qui rimase chiusa e inosservata per molti anni, dentro dei cassoni, fin quando la Facoltà di Lettere di Roma non ottenne che questi libri fossero messi a disposizione della Facoltà, e soprattutto degli scolari di pedagogia, nonché degli insegnanti elementari, che frequentavano allora l’Università. Un’altra raccolta di pubblicazioni scolastiche già acquistate dal Ministero, o donate dagli autori, docenti nelle scuole secondarie e degli istituti superiori, circa cinquemila volumi, distribuite in 62 cassoni, secondo la testimonianza di Mandalari,[2] fu donata alla regia Biblioteca di Torino, quasi a ristorarla dopo il danno dell’incendio che nella notte tra il 25 e il 26 gennaio 1904 distrusse 3.000 manoscritti, il fondo orientale e 25.000 stampati. Pochissime opere, dunque, rimasero negli scaffali delle due sale della Biblioteca presso la Casanatense: le raccolte degli Atti parlamentari, gli Annuari delle varie Università del Regno e degli Istituti Superiori d’istruzione, le Leggi e di Decreti dei vari Stati italiani prima dell’annessione al Regno d’Italia, varie pubblicazioni periodiche, italiane e straniere.

Rimasero pure le ricche e importanti collezioni archeologiche, costituite all’epoca dell’istituzione della Direzione generale di Antichità e Belle Arti, nel 1874, per opera dell’archeologo Giuseppe Fiorelli[3], che come primo fondo fece trasportare a Roma i libri e le stampe della Regia Scuola di Pompei, istituita con decreto 13 giugno 1866, nucleo che venne gradualmente arricchendosi di tutte le pubblicazioni di carattere storico e antichità classica esistenti nella raccolta di libri posseduti dallo stesso ministero. Un altro sostanzioso apporto si ebbe con l’acquisto per circa 8.000 lire, della ricca collezione di prof. Henzen, segretario dell’Istituto Archeologico Germanico. A questo proposito è interessante riportare per esteso la testimonianza del Mandalari “Questa raccolta è sempre chiusa negli scaffali, collocata in un adito di passaggio,  e dentro una sala quasi scura, non adatta alla consultazione di libri […] Nessun ministro ha mai pensato di mettere tutti questi libri a disposizione di tutto il Ministero, nella Biblioteca centrale del Ministero, in modo che la Direzione generale delle belle arti non sia il solo e l’unico ramo di servizio, che possa trarne profitto. […] Molto reclami ha fatto e continua a fare la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma. Mi è stato riferito che un Ministro di pubblica istruzione abbia accolto questi reclami e dato anche ordine per il funzionamento di questa Biblioteca; ma sinora le cose sono nello stato da me esposto in questo lavoro”.[4]

Alle giuste e fiere recriminazioni di Mandalari, rispondeva l’allora Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Rava in una lettera apparsa nelle note di Tra libri e riviste della Nuova Antologia nel fascicolo del 1° dicembre 1906: “Nell’articolo “Le Biblioteche dei Ministeri”, apparso nel numero del a1° novembre, si fanno giuste considerazioni sulla Biblioteca del Ministero sia su quella della Direzione Generale di Antichità e Belle Arti [..] Evidentemente l’articolo fu scritto innanzi alla mia nomina a Ministro, perché uno dei miei primi atti, appena venuto alla Minerva, fu quello [..] di provvedere a che non solo i libri di quella Raccolta, ma anche gli altri che si trovano nella Biblioteca del Ministero, fossero tolti da luoghi inadatti, riordinati e messi in condizione di essere agevolmente consultati dagli studiosi”.

cliccare per ingrandire

Disgraziatamente, la ristrettezza e la natura medesima dei locali, i bisogni del servizio e la mancanza di fondi in rispondenza con le crescenti esigenze della cultura e la grande diffusione degli studi pedagogici, critici e psicologici, non hanno permesso che avvenisse per intero il rinnovamento e il miglioramento progettato.

Tuttavia, la collezione rimasta servì alla pubblicazione di una Bibliografia di legislazione scolastica comparata, della quale abbiamo dei saggi nel Bollettino del Ministero 14 gennaio, 10 marzo e 25 agosto 1904, 15 giugno e 24 agosto 1905 e 14 giugno 1906.

Ricostituita poi nel 1912, la Biblioteca fu nuovamente soppressa nel 1920 sotto il ministero di Benedetto Croce per lo stato di grave abbandono e depauperamento in  cui versava e il materiale di legislazione generale e scolastica di cui ancora disponeva restò come un reparto della Biblioteca Alessandrina.

Infine, fu definitivamente riconosciuta e restituita allo stato attuale con l’ordinanza ministeriale 24.04.1926 ad opera del ministro P. Fedele, anche se ormai priva di importanti fondi originari di argomento pedagogico e archeologico-artistico. Tuttavia, nel 1929, sotto la direzione del nuovo bibliotecario dott. Santoro, già aveva raggiunto i 30.000 volumi e disponeva di un catalogo per autore e uno per materia, che hanno continuato ad essere in vita fino agli anni Novanta.

La sede attuale le venne destinata nel 1928 con la costruzione del nuovo edificio del Ministero in viale Trastevere, opera dell’architetto Cesare Bazzani.

In questa nuova rinascita le fu per qualche tempo annessa di fatto, ma non amministrativamente, una ricca raccolta di opere archeologiche ed artistiche (circa 6000 volumi), già appartenente alla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, che finì poi per esserle definitivamente sottratta per andare a costituire uno dei più cospicui nuclei della Biblioteca dell’Istituto Italiano di Archeologia e Storia dell’Arte ( L. 15 gennaio 1922, n.10). Dopo tale perdita, e fino al 1968, la Direzione Generale Antichità e Belle Arti non dispose più di una vera e propria collezione bibliografica tecnica, bensì di una semplice raccolta di libri a disposizione degli ispettori. Inoltre, con il trasferimento nella nuova sede di Piazza del Popolo, quella raccolta, in attesa di assurgere a dignità di biblioteca, venne ampliata ed arricchita con l’aggiunta di una sezione giuridica, ma la progettata Biblioteca della Direzione generale Antichità e Belle Arti non vide mai la luce in quanto nel 1975 tutto il materiale fu trasportato nel cinquecentesco palazzo del Collegio Romano, attualmente sede di alcuni uffici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e destinato a far parte della Biblioteca di quel Dicastero.

cliccare per ingrandire

Dagli anni trenta la Biblioteca, in accordo con il diverso configurarsi delle competenze del Ministero della Pubblica Istruzione, è andata assumendo un carattere prevalentemente pedagogico-giuridico-letterario e ha conservato solo una sezione di bibliografia comprendente le maggiori opere di consultazione ad uso della allora Direzione generale Accademie e Biblioteche.

Oltre ai nuclei librari di cui si è già avuto modo di parlare, la Biblioteca del Ministero all’atto del trasferimento nella nuova sede di viale Trastevere si arricchì di numerose opere: collezioni di classici latini e greci; collezioni di classici italiani; testi di storia e geografia, come la Storia dei Papi del Pastor o la Storia di Roma antica del Mommsen; fu incrementata la sezione di filologia moderna con l’acquisto delle più moderne opere di critica letteraria e l’opera completa di molti autori, tra le quali l’edizione nazionale delle opere di Carducci; raccolte giuridiche, enciclopedie, dizionari e vocabolari tra i più importanti come il Forcellini o il Tommaseo. Tra le raccolte particolare menzione merita la Collezione Celerifera che raggruppa le leggi degli Stati Italiani preunitari, secondo un criterio cronologico, dal 1928 al 1872, raccolta rimarchevole anche per le legature dei volumi.

Attualmente, il Servizio documentazione, di cui la Biblioteca insieme con l’Emeroteca fa parte, può disporre di tre grandi sale, in cui sono consultabili libri e riviste, di regola tutti immediatamente disponibili.

La Biblioteca è biblioteca ministeriale e, quindi, per istituzione e per definizione, destinata, in primo luogo, ai funzionari ed impiegati del ministero stesso, i quali la frequentano per ragioni di lavoro e di aggiornamento. Tuttavia è anche aperta al pubblico, secondo le regole stabilite dal regolamento generale delle biblioteche pubbliche, salvo gli adattamenti necessari, per esigenze di orario e condizioni di accesso della struttura ministeriale, in cui la biblioteca è compresa.

La biblioteca, e più in generale il Servizio documentazione che la comprende, offre alla consultazione oltre 60.000 volumi.

Nell’Emeroteca sono reperibili, inoltre, oltre 350 testate di riviste italiane e straniere, concernenti principalmente l’istruzione, la didattica, la pedagogia, la psicologia, la storia, l’arte e l’attualità.

Sono anche stati resi disponibili gli importantissimi fondi comprendenti le leggi degli antichi stati italiani, precedenti l’Unità, e sistemati nella biblioteca di legislazione scolastica, la cui sala ha forma ovale e soffitto a cupola, pregiati arredi lignei, sormontati da un piano soppalcato, anch’esso ligneo, purtroppo di non facile accesso.

 In questa sala una speciale sezione è oggi dedicata a quel che rimane dell’antico fondo di legislazione scolastica, che, più volte smembrato e ricostituito, come si è visto, dopo essere restato per anni confinato nei magazzini di viale Trastevere, è stato riportato alla luce, ordinato, descritto e finalmente messo a disposizione del pubblico.

Il fondo di seguito descritto, secondo lo standard ISBD, risulta composto da 297 testi che coprono un periodo che va dal 1820 circa al 1941. Si tratta del periodo meno conosciuto e studiato della storia della legislazione scolastica, della didattica e dell’educazione in generale e molti di questi testi non risultano reperibili all’interno del Sistema Bibliotecario Nazionale.

Attraverso la lettura di queste opere è possibile non solo ripercorrere le tappe fondamentali delle varie riforme che hanno caratterizzato la storia del sistema scolastico italiano, ma anche studiare la storia dei programmi delle scuole di ogni ordine e grado e, indirettamente, attraverso di essi, ripensare alla storia della società e del costume italiano.

È una storia raccontata da chi ogni giorno operava nell’ambito dell’istituzione “Scuola”: Ministri, ispettori scolastici, insegnanti, pedagogisti, tutti alle prese con problemi come l’abbandono scolastico, la mancanza di fondi per l’attuazione delle riforme, l’edilizia scolastica, la formazione del personale insegnante, problemi di ieri e di oggi, che, a quanto sembra, non hanno ancora trovato una risposta definitiva.

cliccare per ingrandire

Anche se solo in minima parte, risulta pure testimoniata la presenza di opere straniere relative ai sistemi scolastici europei, segno evidente della volontà, in un passato non molto remoto, di costituire una Biblioteca di Legislazione scolastica comparata, che fosse in grado di funzionare come centro di documentazione sulla didattica e sulla legislazione scolastica europea.

A riprova di ciò, dal 1941 il Ministero della Pubblica Istruzione curò la pubblicazione di una rivista di legislazione scolastica comparata, che, purtroppo, sia per mancanza di fondi, sia per volontà politica, è cessata nel 1968.

Fatta eccezione per pochi testi, la scissione fra il Ministero della Pubblica Istruzione e il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica nel 1989 ha fatto sì che una parte del fondo, relativo per l’appunto all’istruzione universitaria, fosse trasferito nell’edificio dell’ex M.U.R.S.T. a piazzale Kennedy, dove risulta che si trovi tuttora, anche se conservato in un magazzino non accessibile alla consultazione.

Si auspica che, in un prossimo futuro, sia possibile recuperare anche questa sezione e completare, così, la descrizione del fondo.

La Biblioteca è aperta al pubblico dal Lunedì al Venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00 e nelle ore pomeridiane dal Lunedì al Giovedì dalle 15.00 alle 16.00.

Il numero di telefono per contattare la Biblioteca è :06-58492771.

 

                                                           Dott.ssa Stefania ROSA

                                           Direttrice della Biblioteca del Ministero

Dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

 



[1] Alberto Soave,  Stralci, Notizie e Appunti sulle Biblioteche dei Ministeri, Roma, Tipografia D. Doria, 1914, p.19.

[2] M. Mandalari, Le Biblioteche dei Ministeri, “ Nuova Antologia”, 76 (1906), p.128.

[3] Giuseppe Fiorelli, archeologo (Napoli 1823-1896), fu implicato nei moti del 1848, ottenne poi la cattedra di archeologia presso l’Università di Napoli e fu nominato ispettore degli scavi di Pompei. Direttore del Museo nazionale dal 1863, fu nel 1865 nominato senatore.

[4] M. Mandalari, Le Biblioteche .., cit.,  p.129-130.

Anno 2004
2004
Anno 2005
2005
Anno 2006
2006
Anno 2007
2007
 Scrivi alla Redazione